L'acaro dei follicoli

10.06.2014 10:48

 

Se si dovesse chiedere ad un campione di persone scelto a caso cosa sia un acaro della polvere, quasi certamente la maggioranza risponderebbe, pur non sapendolo descrivere,  di averne sentito parlare almeno una volta e ne temerebbe la presenza a causa delle allergie che le feci possono provocare in soggetti particolarmente sensibili.  Tuttavia esistono altri acari di cui quasi nessuno conosce l’esistenza e che non si limitano solo a starci intorno, ma addirittura vivono nel nostro corpo. Principalmente su naso,  guance,  fronte e  ciglia si può, infatti annidare un piccolo  ectoparassita  che quasi tutti trasportano inconsapevolmente: l’acaro dei follicoli. Di che animale si tratta? Com’è fatto e come possiamo osservarlo? In questo articolo proviamo a far luce su questo nostro misterioso ospite, rispondendo a queste ed a numerose altre domande.

 

                                            Demodex follicolorum, campo scuro.

 

 

Demodex spp

 

All’inizio del secolo scorso in Germania gli acari (classe Arachnida, ordine Acarina) del genere Demodex, parassitavano circa il 97% della popolazione  con pelle sana campionata a caso. Oggigiorno almeno un individuo su due ne risulta parassitato, con un’ incidenza che cresce con l’aumentare dell’età.  Negli anziani è presente nella quasi totalità degli individui, mentre nei bambini al di sotto dei 5-10 anni è difficile rinvenirne la presenza, probabilmente a causa della ridotta attività delle ghiandole sebacee nel periodo infantile. Non a caso, la più alta concentrazione di questo ectoparassita si verifica proprio in quelle zone corporee dove le ghiandole sebacee sono numerose e si ha un abbondante produzione di sebo (pieghe naso-labiali, naso, fronte, regioni periorali). Con il termine di demodicosi o demodicidosi si indica quel  gruppo di patologie dermatologiche in cui può essere osservato un anomalo aumento numerico di Demodex che quindi ne suggerirebbe un  ruolo patogenetico. Tuttavia  nella maggioranza dei casi l’infestazione risulta del tutto asintomatica. La sua diffusione è a livello mondiale.

Circa una trentina d’anni fa si sono distinte due specie allopatriche (cioè che occupano nicchie ecologiche differenti) di Demodex: D. follicolorum e D. brevis.

D. follicolorum è di aspetto vermiforme, con quattro paia di corte appendici (zampe) e sprovvisto di trachee respiratorie. Le femmine raggiungono le dimensioni di  circa 400 micron (0,4 mm) mentre i maschi sono lievemente più piccoli. Dalle uova prodotte da questi parassiti escono delle larve esapodi che in 15 giorni raggiungono lo stadio adulto. Il ciclo comprende uovo, proto ninfa, deutoninfa ed adulto. Si localizzano sopra al livello delle ghiandole sebacee e si nutrono delle cellule epiteliali dei follicoli. D. brevis è molto più piccolo e vive negli acini delle ghiandole sebacee dei peli nutrendosi di cellule ghiandolari.

 

Materiale necessario

 

Per  poter osservare questi parassiti occorre possedere il seguente minimo materiale:

 

  • Nastro adesivo trasparente di buona qualità
  • Vetrino portaoggetti ben pulito e sgrassato
  • Microscopio biologico predisposto per l’osservazione in campo scuro

 

 Microscopia in campo scuro

 

Sebbene l’osservazione in campo scuro non sia  strettamente necessaria,  si presta  perfettamente ad essere impiegata con la tecnica di prelievo illustrata nel successivo paragrafo, per cui ritengo valga senz’altro  la pena adoperarsi per poterla impiegare. Sostanzialmente si tratta di inserire sotto al condensatore variabile uno schermo opaco con una zona anulare trasparente.  Nulla di complicato, dunque e facilmente realizzabile in poco tempo e per di più ad un costo irrisorio.

A beneficio dei più pigri, va comunque sottolineato che in commercio è possibile trovare sostanzialmente due distinte tipologie di condensatori per campo scuro: condensatori a secco e condensatori ad immersione. I condensatori a secco permettono di ottenere buoni risultati sino a circa 400 ingrandimenti, mentre con quelli ad immersione è possibile raggiungere  ingrandimenti decisamente più elevati che però non ci interessano.

L’acquisto di un condensatore a secco,  per quanto riguarda l’esperienza che si propone in questo articolo, si può tranquillamente non prendere in considerazione. Chiunque, come già accennato, è certamente in grado di cimentarsi nella costruzione di un proprio “dispositivo” per campo scuro. Quello che si deve fare è realizzare con l’ausilio di un compasso un dischetto in acetato al cui centro va incollato un altro disco; ma questa volta  opaco e di diametro inferiore. Il tutto va poi alloggiato nel portafiltri del condensatore variabile. Chi possiede microscopi con portafiltri in grado di alloggiare filtri del diametro di 32 mm può sperimentare la tecnica, realizzando un disco in acetato di tale diametro con al centro un secondo disco, opaco e del diametro indicativo intorno ai 20 mm.

Una volta inserito il disco nel portafiltri, occorre sollevare al massimo il condensatore ed aprire completamente il diaframma ad iride di cui è dotato. Qualora il microscopio preveda l’illuminazione di Köhler  si deve aprire al massimo anche il diaframma del condensatore di campo.

Malgrado la semplicità realizzativa, va tenuto presente che potrebbero rendersi necessari diversi tentativi prima che si sia in grado di trovare  la soluzione migliore. Per tale motivo è sempre consigliabile realizzare più dischetti opachi di differente diametro e fare numerose prove osservando con i vari obiettivi (5x, 10x, 20x e 40x) in dotazione al proprio strumento.

 

Prelievo ed osservazione

 

Il momento migliore per catturare questi ectoparassiti è la notte quando risulta più facile che si spostino lentamente sulla pelle. Tuttavia si può tranquillamente cercare di catturarne un qualche esemplare anche di giorno, sebbene questo possa comportare molti tentativi andati a vuoto. Ma, come si sa o come si dovrebbe sapere, una delle principali doti che deve possedere un buon microscopista è proprio la pazienza, da unirsi poi alla costanza. Solo così, infatti, si può sperare di ottenere i risultati auspicati.

Indipendentemente comunque dall’ora del prelievo, occorre tagliare un pezzo di nastro adesivo trasparente lungo qualche centimetro ed applicarlo sulla pelle (non lavata da diverse ore) premendo bene. Dopo qualche secondo lo si può togliere e posizionare direttamente su di un  vetrino portaoggetti preventivamente ben pulito e sgrassato. Nel farlo, almeno inizialmente, non premete troppo rischiereste di danneggiare il campione. A questo punto, dopo aver messo il vetrino al microscopio iniziate ad osservare il campione con un obiettivo da 5x o 10x sistematicamente da sinistra a destra (o viceversa) ed una volta percorsa l’intera lunghezza del nastro salite o scendete (a seconda di dove vi siete posizionati) e ripetete sino a raggiungere il bordo opposto. Per non confondersi e saltare qualche zona, inizialmente, fate in modo di vedere uno spigolo del nastro adesivo. Le prime volte è meglio usare un obiettivo da 10x di modo da riuscire ad individuare meglio la caratteristica sagoma di questi acari. Poi, eventualmente , si può anche utilizzare l’obiettivo da 5x che consente di trovare gli esemplari molto più rapidamente. Una volta trovatone uno potete osservarlo con un obiettivo da 20x o anche da 40x. In quest’ultimo  caso sarebbe meglio premere leggermente il nastro adesivo sul portaoggetti di modo da  far si che il campione possa occupare, per quanto possibile, un unico piano di fuoco, soprattutto se volete fotografarlo. Attenzione però a non premere troppo: correreste il rischio di rovinare irreparabilmente il campione.

 

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