Domini e Regni

12.06.2014 14:03

Sul nostro pianeta sino ad oggi si sono potute catalogare qualcosa come circa 1.800.000 specie di viventi ed ancora non passa giorno in cui non si debba registrarne la scoperta di qualcuna di nuova.

Malgrado questo, un numero difficile da quantificare e secondo alcuni autori addirittura superiore a quello delle specie conosciute, non potrà mai essere descritto a causa della sempre più drammatica distruzione perpetrata ai danni dell’ambiente da parte dell’uomo. Semplicemente quelle specie si estingueranno senza che nemmeno lo si venga a sapere. Tutti noi più o meno consapevolmente, infatti, ci rendiamo protagonisti in negativo di quella che non a torto si può considerare come la sesta grande estinzione di massa della storia della vita sulla Terra.

Ma al di la di questa, che costituisce tutta un’altra storia rispetto alle tematiche affrontate nel sito, va detto che ciò che abbiamo per le mani rimane ancora e comunque un enorme patrimonio da salvaguardare, suddividere ed ordinare. Suddivisioni ed ordinazioni che sino a tempi relativamente recenti si basavano principalmente su dati di carattere morfologico dove l’anatomia comparata giocava un ruolo di tutto rilievo.

Tuttavia, da pochi anni a questa parte, la sistematica è stata sconvolta dall’applicazione di sofisticate tecniche d’analisi molecolare che hanno consentito agli studiosi che si occupano di tassonomia di raggruppare fra di loro questa enorme quanto eterogenea varietà di organismi sulla base di ben precisi rapporti filogenetici, cioè in base alla loro storia evolutiva.

Questo sforzo classificativo ha condotto ad una sorta di rivoluzione la cui portata non è stata ancora ben compresa e che ha visto tutti i viventi venire suddivisi in 3 domini e 6 regni a fronte del fatto che ancora sino a qualche anno fa il regno era l’unità più ampia adottata nelle classificazioni biologiche.

Questo modo di operare, che solo nell’ultimo decennio ha potuto assumere pieno significato, ha comunque origini lontane potendosi far risalire agli anni appena seguenti la pubblicazione da parte di Charles Darwin della sua più celeberrima quanto discussa opera “L’origine delle specie” avvenuta nel 1859.

Così scriveva Darwin: “le difficoltà della classificazione si spiegano, se non m’inganno, alla luce dell’idea che il sistema naturale è fondato su rapporti di discendenza con modificazioni; che i caratteri che secondo i naturalisti indicano le vere affinità tra due o più specie sono quelli ereditati da un genitore comune, così che ogni vera classificazione non può essere che genealogica…”.

Dunque e come tanto autorevolmente auspicato, ricostruire le relazioni evolutive tra i vari organismi ed il determinare una classificazione non possono che costituire un’identica cosa.

Nei decenni successivi alla pubblicazione dell’opera di Darwin la classificazione di un dato organismo e le sue relazioni filogenetiche non potevano che essere dedotte sulla base delle osservazioni di carattere puramente visivo che si potevano condurre, spesso fortemente “viziate” dall’abilità dei singoli studiosi. Da qui le grandi differenze classificative proposte ed in cui ci si poteva imbattere e che andavano spesso ad ingenerare una certa confusione.

Tuttavia, malgrado gli spettacolari passi che si sono potuti compiere grazie all’applicazione di tecniche molecolari capaci di rendere oggettivo qualcosa che un tempo era ampiamente soggettivo, sovente ancora ci si ostina a ragionare secondo una visione classicista che si trascina con sé una grande quantità di false nozioni.

 

 Nel sistema tassonomico adottato in questo sito, tutti gli organismi viventi sono suddivisi in 3 domini e 6 regni.

 

La visione antropocentrica che condiziona il giudizio di molti e che porta taluni a ritenere l’uomo quale “il fine ultimo della creazione” è senz’altro causa delle storture che ancora permeano i giudizi di molti. Per questo, termini come vertebrati od invertebrati sono sempre di largo utilizzo malgrado lo scarso significato che gli si debba ormai attribuire. Perché allora non parlare di molluschi e non molluschi oppure di artropodi e non artropodi? Ignorando completamente i rapporti filogenetici tra i vari gruppi quest’ultima suddivisione potrebbe quantomeno essere sostenuta da un punto di vista numerico dato l’enorme numero di artropodi presenti sul nostro pianeta.

Se ai tempi di Carl Linnaeus (Linneo, 1707-1778) e della sua “Scala naturae” era comprensibile un certo modo di ragionare, oggi non lo è più e sarebbe senz’altro auspicabile un aggiornamento di chi ha il compito di diffondere la cultura scientifica. Questo perché è anche mia ferma convinzione che solo se tutti riusciranno davvero a comprendere quale sia la loro reale collocazione tra i viventi che ci hanno preceduto, che ci accompagnano e che seguiranno, potremo forse evitare quella catastrofe di cui ho accennato e che si sta sempre più chiaramente delineando all’orizzonte

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